Erano anni che non prendevo una batosta simile fuori casa nelle scorribande mangerecce.
Sabato sera è accaduto.
Invitato "a cena fuori" ho accettato con piacere. Si diceva un gran bene, tra chi lo avesse già frequentato, di quel posto.
Ma a me da subito non è apparso così.
Ma è sempre colpa mia, sia chiaro.
Arrivo e mi trovo davanti ad una veranda allargata, lungo lago di Castel Gandolfo.
L'ambiente sembra curato.
Evidente è stato in un attimo lo stato della struttura (le vetrate non mi son sembrate pulite e se lo avevano fatto risaliva a tempo addietro) ma anche dei suppellettili che affollano le sale.
Diciamo che c'era un pò di polvere, apparente.
Diciamo delle stoviglie non proprio perfette, piatti sbeccati e posate spaiate.
"Cantina non all'altezza - mi son detto passando davanti ai vini - se le portate sono come quelle che mi hanno descritto sarà difficile azzeccare l'abbinamento".
Ci siamo seduti alle 21.15.
Eravamo in 5 accomodati ad un tavolo non proprio adatto al numero dei commensali ma lo spazio destinato era degno di una economy class.
Consulto il menu e la carta dei vini (confermati i miei dubbi, ma zero difficoltà, c'era poco da scegliere).
Davanti a me vedo scorrere piatti dalle dimensioni notevoli. Tra me e me sorridevo.
Agli antipasti (3) lo spazio già non bastava, sorridevo.
Dopo circa un'ora ci vengono serviti i primi piatti ed alle 23.00 i secondi (serviti semicrudi sia la tagliata che il filetto di tonno, per non parlare delle tagine).
Dozzinale la gestione della sala.
Ho visto girare con i nostri antipasti almeno 3 addetti di sala senza che trovassero il nostro tavolo.
Fortuna per loro si trattava di piatti "freddi".
La Quintessa
Via Spiaggia del Lago, 20B
00040 - Castel Gandolfo (RM)
p.s.: è stato pagato non l'intero ammontare poichè ci hanno "scontato" 25 euro + 3 caffè.
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4 aprile 2011
Ti porterò sul lago
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8 novembre 2010
Amatriciana
Ricetta che trova origine nella tradizione abruzzese, di Amatrice per l'esattezza (da cui il nome), da tempo è stata fatta propria dalle abitudini capitoline e non solo sostituendo dapprima gli strozzapreti con gli spaghetti ed infine nella più famosa variante romana con i bucatini.
Non rifacendomi alla preparazione tradizionale, ho apportato qualche modifica permettendomi di prepararla nel tempo necessario alla pasta di cuocere.
Visto l'utilizzo del pomodoro nella preparazione di questa portata, ho deciso di prender parte al contest organizzato da Il Pomodoro Rosso.
Come dicevo le variazioni consistono nell'aver utilizzato delle mezzemaniche corte rigate al posto degli spaghetti o bucatini ed aver sostituito il sugo di pomodoro con dei pomodori secchi di Pachino, messi a "riprendersi" per qualche minuto sotto l'acqua corrente, prima di essere asciugati con carta assorbente e buttati in padella dove ad attendere c'era il guanciale (che potete sostituire con della pancetta, magari affumicata) già ripassato nell'olio.
Ho omesso l'utilizzo del peperoncino preferendo una macinata all'istante di pepe nero prima della "spruzzata" finale, generosa, di pecorino romano.
E' anche catalogabile tra le ricette svuota frigo tant'è che quasi sempre tutti gli ingredienti sono disponibili in casa.
Al palato netta la distinzione del sapore del guanciale morbido, succulento dal pecorino e dalla pasta scolata al dente.

In abbinamento abbiamo degustato offida passerina DOC spumante di Tenuta Cocci Grifoni, passerina 100%, vitigno autocnono, genuino e che rappresenta il suo territorio in tutta la sua freschezza.
Spumantizzazione con metodo Martinotti, si presenta giallo paglierino, brillante con perlage persistente.
Al naso fragranza netta di pane e frutta bianca confermata al palato con freschezza finale e lunga persistenza.
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22 ottobre 2010
Ricotta Romana DOP
Da una ricerca sul web sono arrivato al caseificio "La Quercia" con il quale mi sono prontamente messo in contatto, per sapere dove poter reperire il prodotto su Roma.
Dopo un breve scambio di e-mail sono stato invitato a visitare il caseificio, dove mi sono recato con due amici.
Una volta sul posto non riuscivamo a credere ai nostri occhi, nell'immaginario un caseificio per tradizione è molto più simile ad una capanna, ad una stalla mentre stavolta ci siamo trovati difronte ad una struttura modernamente attrezzata nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie e del disciplinare imposto dalla UE per la realizzazione della Ricotta Romana DOP.
Una lunga chiacchierata con il signor Ercole che ci ha gentilmente aperto le porte dello stabilimento, guidandoci nel cammino che intraprende il latte una volta giunto in caseificio fino a divenire prodotto finito (ricotta, caciotta, primosale) e mostrarci tutta la loro professionalità passo dopo passo.
La ricotta romana DOP è stato l'ingrediente base della cena di ieri sera.
Ricotta "indorata e fritta" accompagnata da un "brut" di Passerina di Offida.
Si è prestata, inoltre, adeguatamente alla preparazione di ravioloni con funghi porcini e tartufo abbinati ad un barbaresco 2003.
Funghi e tartufo anche per la tagliata di fracosta, che nel pomeriggio avevo ricevuto dalla "Tenuta Le Chiuse Di Reopasto", innaffiata da aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia.
Una leggera salata e scottata poi tenerezza e morbidezza hanno soddisfatto le nostre papille gustative.
Una caciotta invecchiata 15 mesi, sempre del caseificio "La Quercia", ha egregiamente accompagnato un barolo 2005 fino a fine pasto.
A chiudere caffè corretto con ricotta romana.
Non sono riuscito a fare scatti alle portate.
La Quercia srl
Via L. Einaudi, 80
Loc. Tavernelle Guidonia-Roma
(Via Tiburtina , km 19.300)
tel/fax + 39 0774.373741
tel. +39 0774.358054
Stamattina sulla mia scrivania per accompagnare biscotti di farina integrale e per correggere il caffè c'è questo:
17 maggio 2010
Pizzoccheri a metà maggio
Come si può leggere dagli ingredienti che lo compongono non è che sia proprio un piatto leggero da poter gustare in primavera, ma approfittando di questo periodo nel quale non vuole esplodere, ci speravo ancora in qualche giorno un pò più fresco soprattutto convinto del fatto che appena si fosse presentata l'occasione giusta li avrei preparati.
Gustarmi questo piatto difronte al mare, ieri, con in abbinamento un Franciacorta Satèn 2008 è stato uno dei piaceri della giornata.
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23 aprile 2010
Neapolitancook per PROGETTO ALLEGRA
Nei giorni scorsi cadeva il mio compleanno e per la festa dei miei 40 anni ho organizzato in ufficio un rinfresco con i colleghi con degustazione di alcuni vini.Per il buffet ho preparato, oltre a della pizza bianca con mortadella ed alla pizza rossa, una sfoglia con ricotta, spinaci e noce moscata ed l'ho ricoperta con sesamo e granella di mandorle.
Visto che il numero dei partecipanti era alquanto elevato ho preparato delle frittate, sia con zucchine romanesche che con lardo di cinta senese e cipolla bianca.


Li ho invitati in terrazza, in quanto spaziosa, per approfittare del primo sole caldo di primavera, che ci ha scaldati fino all'apertura dell'ultima bottiglia di vino, dopodichè il diluvio.
Prima del moscato avevamo degustato:
Cantine del Bovale - Sabbie d'oro - Vermentino di Sardegna DOC 2008
Az. Pietrantonj - Pecorino IGT 2009
Az. Garofali - Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore DOC 2009
Cantine del Bovale - Sinnos Isola dei Nuraghi IGT 2007
Az. Pietrantonj - Cerano - Montepulciano d'Abruzzo DOC 2005
Velenosi Vini - Montepulciano d'Abruzzo DOC 2009
Tenuta Vitagliano - Caudium Sciascinoso Irpinia DOC 2008
Tenuta Vitagliano - Martis Aglianico Irpinia DOC 2008
Fontanafredda - Brachetto
Devo dire che i miei colleghi si sono impegnati a darmi una mano affinchè tutte le portate terminassero e lo stesso discorso vale per le bottiglie di vino.
Me ne sono accorto subito che i piatti preparati erano di loro gradimento.
Questo per me è stato motivo di enorme soddisfazione avendo fatto quasi le 3 di notte per prepararli e servirli freschi.
Per finire ho tagliato 2 torte Caprese apprezzate anche dai palati più esigenti.
Ma il motivo per festeggiare oltremodo i miei 40 anni i colleghi me lo hanno dato partecipando al regalo che avevo esplicitamente richiesto. Quest'anno NeapolitanCook ha aderito al PROGETTO ALLEGRA (www.progettoallegra.com) devolvendo la somma raccolta a questi fantastici amici di Alba.
Non so se rappresenterà molto o poco, e non sta a me dirlo, però di una cosa sono certo. Una goccia unita ad un'altra goccia e poi ad un'altra ancora inizia a formare qualcosa che può confluire verso il mare. Senza alcuna partecipazione e coesione nemmeno le gocce più testarde potrebbero giungere al mare.
Un forte abbraccio alla piccola Allegra, al fratellino Umberto ed a Tamara e Mario.
Paky
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16 aprile 2010
Cook & Roll Circus (a Sud fa caldo!)
Esser presente alla serata romana di "Cook & Roll Circus" stasera all'auditorium di Roma mi ha fatto piacere per tanti motivi. Il primo è stato l'invito, ricevuto stamattina alle 9.00, in ufficio, direttamente dal mio AD. Non si vive di solo food&wine. E' arrivato convinto che sapessi chi fosse e non si sbagliava.
Daniele lo conoscevo, mi era stato presentato qualche tempo fa in ufficio da una collega ed avevo ricevuto in dono il suo "Food Sound System".
Il secondo è stato rivedere un amico che non vedevo da troppo tempo ed infine incontrare mia cugina con il marito e il "piccolo" Gabriele, che di piccolo ha poco visto che cresce sempre più. Come la sua curiosità.
Nello spettacolo di questa sera, com'era prevedibile, c'era tanto SUD.
Quel Sud che a me tanto piace perchè racconta di passione, di profumi, di tradizioni che, sebbene a fatica, ancora resistono in una realtà che di quotidiano ha proprio nella cucina, nell'improvvisazione tra i fornelli la voglia di tenere unito il nucleo e non solo familiare, affinchè si tramandino tradizioni che troppe volte appaiono lontane ma che sono ben radicate in noi.
Ha fatto gli onori di casa Massimiliano Bruno apparendo in scena leggendo ed interpretando "autodafe" di un altro romano, Frankie' Hi NRG.
Donpasta invece ha fatto il suo ingresso subito dopo un duo di strumentisti musicali francesi (di Tolosa) che hanno stupito per la loro versatilità agli strumenti.
Quella stessa versatilità che ha dimostrato di possedere Donpasta impegnato contemporaneamente in un racconto, nella preparazione di fettuccine all'uovo, un sugo con tanto di soffritto di cipolle (soffritto abbastanza perchè la cucina del Sud ha bisogno di tempo).
Lo spettacolo è andato avanti per 90 minuti senza interruzioni.
Nel viaggio di Donpasta trovano spazio: il viaggio a Nord (dove fa freddo), una tappa a Napoli da Michele per la margherita, una sosta alla frontiera per il controllo dei bagagli, le storie della passata di pomodoro fatta in casa, calvados, Montalban e il suo gourmet Pepe Carvalho, parmigiana di melanzane salentina, vino, champagne, salame.
Sono riuscito ad assaggiare anche una polpetta tra quelle distribuite in sala.
Una bella serata con tanta voglia di raccontare la propria passione di cucinare.
Se i libri di Donpasta per molti non rappresentano nulla nel mondo nella gastronomia devo dire, per quanto mi riguarda, che questo tipo di esperienze invece le trovo molto più formative, educative ed accendono la curiosità e la voglia di cimentarsi nella preparazione di piatti tipici molto più di un semplice libro di ricette scritto da pseudo-chef improvvisati.
Quello che viene portato in scena è parte della nostra identità, della nostra storia.
Domattina mi sveglierei volentieri e trovare a colazione dei pasticciotti di pasta frolla fritta ripieni di crema pasticcera oppure a pranzo gustarmi un bel piatto riscaldato di qualche portata della cena della sera prima.
2 aprile 2010
Remigio - Champagne e Vino
La voglia di gustarmi una tartare e un buon calice di bollicine mi ha portato da Remigio che ha segnalato sul proprio blog la possibilità di godersi la ciccia di vacca maremanna del presidio Slow Food con 4 tipi diversi di sale.Ho masticato con calma, cercando di farla rimanere nella terrina quanto più tempo possibile, morbida, compatta al punto giusto, delicatamente condita.
In abbinamento dapprima un MARGUET Millésime 2002 Vintage, Gran Cru Brut. Colpisce per la sua caratteristica vegetale, speziata e che ti porta al mare.
E' durato un attimo perchè ha accompagnato pure un carpaccio di bufala, rughetta e castelmagno.
Nel momento in cui invece si addentavano crostini con coppa affumicata abbiamo bevuto Jean-Yves de Carlini, Cuvée de la Montgolfiere, Blanc de Noirs, Brut Gran Cru.
Iodato con buona acidità con trama persistente. Difficile dimenticarne il carattere.
Questo giro non ero accompagnato dalla mia spalla abituale, professorale, con la quale ogni sortita da Remigio si trasforma in un racconto fatto di persone, passione, lavoro e tante bollicine.
Sono tornato accompagnato a casa da un Riesling Urziger Wurzgarten Spatlese 1994 di Jos. Christoffel Jr. che per ora stiperò.
REMIGIO
CHAMPAGNE & VINO
via Santa Maria Ausiliatrice 15
tel +69 06 789228
ROMA
CHIUSO LA DOMENICA PER RIPOSO SETTIMALE
30 marzo 2010
Trattoria Zì Maria
Era da diverso tempo che avevo in mente di recarmi da Zì Maria a Sasso, Cerveteri, Roma.Andrea più volte mi aveva invitato e negli ultimi 15 giorni ci siamo stati per ben due volte.
Per arrivarci strada in salita e temperatura in discesa.
Da Furbara si sale verso Sasso seguendo l'indicazione per Manziana.
La prima volta siamo andati in gruppo, dodici persone, Bourgogne Pinot Noir Château de Puligny Montrachet, Merlot Elena Walch, Ben Ryé Donnafugata.
Piccolo aneddoto legato al Merlot di Elena Walch. La prima bottiglia servita era di un lotto differente dalla bottiglia successiva, spuntava 1/2 grado in meno sebbene fosse della stessa annata. Inutile segnalare che dalla terza bottiglia abbiamo chiesto che fosse sempre del secondo lotto.
Nei piatti trionfi di cannelloni ai funghi porcini, lasagne, tagliolini al tartufo, tagliata di manzo al tartufo, cervo, anatra e poi pannacotta, torta ricotta-pere-cioccolata, cassata siciliana.
La seconda volta eravamo in tre.
Lasagne ai carciofi, tagliata di manzo, contorni vari, cassata siciliana.
Ancora Elena Walch ma questa volta è stato Lagrein, poi IL montepulciano di Marina Cvetic.
Più che una trattoria un ristorante che tiene ancora saldi i valori della gestione familiare.
Ottima la cantina con oltre 400 etichette.
Consigliata la prenotazione.
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23 marzo 2010
Mezzi ziti tagliati rigati alla amatriciana
Piatto tipico dove è difficile attenersi con rigore alla ricetta originale ma è anche difficile sbagliare.Per questo primo piatto ho soffritto in padella in olio EVO del guanciale ricoperto di peperoncino tagliato a listelle. Una volta giunto a cottura ho aggiunto del vino bianco secco e fatto evaporare. A questo punto ho versato nella padella mezza bottiglia di passato di pomodoro e amalgamato rigirando con un cucchiaio di legno. Quando il tutto è diventato omogeneo ho aggiunto del concentrato di pomodoro e rigirato ancora fino a quando il sugo non si è ristretto ma non troppo.
Giunti a cottura i mezzi ziti corti li ho mantecati, aggiungendo un pizzico di pangrattato. Spruzzata di pecorino romano Brunelli e subito in tavola.
Per 2 persone:
140 gr mezzi ziti tagliati rigati
50 gr guanciale
30 gr pecorino romano grattugiato
mezza bottiglia di passato di pomodoro
concentrato di pomodoro q.b.
olio EVO q.b.
pangrattato q.b.
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17 marzo 2010
SAID dal 1923
Said 1923Una sigla e una data.
Nascosto dai locali della movida non solo notturna di San Lorenzo, ho scoperto ed incontrato la Società Anonima Industria Dolciumi.
S.A.I.D. si trova in una traversa con un piccolo slargo ritagliato tra i palazzi, dove non si può accedere con l'auto né con le moto ma lo si localizza grazie all'insegna luminosa (io sono stato accompagnato, troppe volte sono passato ed ho ignorato l'insegna); appena entri nel vicoletto e lo percorri ti si avvicinano 2 vetrine ben illuminate, in una fa bella mostra, in questo periodo, tutto quanto fa Pasqua.
Cioccolato in confezioni dalle forme tradizionali: uova, conigli, campane.
L'altra, invece, è uno scorcio sull'ingresso da dove è possibile ammirare oggetti, usati all'inizio del secolo scorso, per produrre CIOCCOLATO.
1923
Gestire una società in quegli anni che già faceva import-export non deve essere stato semplice. Il nome di questa società in origine era "Zurich" (e all'interno fa bella mostra una tabella) in quanto collaboravano con una società elvetica nella produzione di cioccolato, ma il governo dell'epoca un nome "straniero" non lo gradiva e si trasforma, pertanto, in S.A.I.D.
Recentemente ristrutturato mantiene e trasferisce, in modo intatto, il tempo che fu.Attualmente, i nipoti del fondatore, hanno ampliato l'offerta per i clienti mettendo a disposizione 90 posti per il ristorante (che attraverso luminose vetrate offre una vista sui laboratori dove di giorno si può seguire la filiera di trasformazione del cacao in cioccolato) e 50 posti per il bar/cioccolateria dove è possibile degustare cioccolato lavorato, ottimi accompagnamenti di liquori e fare degli aperitivi.
Dopo aver ammirato macchinari del secolo scorso tra i quali una spianatrice per caramelle al mou sono andato al banco per comprare del cioccolato che avrei abbinato ad una Malvasia delle Lipari Passito 2004, Fenech.
Io ho ceduto subito al cioccolato, quello fondente ed extra.
Ho assaggiato:
- MALGASCIO 64% - origine Mogadiscio
- SAMANA' 70% - origine Santo Domingo
- ARAWAK 72% - origine Antille
Inutile dire che la rotondità e l'intensità è stata percettibile in tutti e tre. Mi ha colpito l'ottimo equilibrio e la elegante persistenza dell'ARAWAK al quale avrei abbinato un Pedro Ximénez, ma ho desistito.
Infatti la carta dei vini è ben assortita, vasta scelta tra P.X., calvados, Armagnac, rum e single malt.
Ho assaggiato anche delle praline al cocco, fragranti (altro che rocher e gustavo), una torta chiamata DOLCE RICCO realizzata con cacao e burro, niente farina ovviamente morbida, delle scorze di cedro, limone e arancia immerse in cioccolato fondente.
Buona, infine, la fattura dei butter cookies, sfogliosi, morbidi e dei mini muffins con pinoli e cioccolato dal profumo agrumato.
Peccato per la malvasia servita troppo fredda e in una flûte.
S.A.I.D. Srl
Via Tiburtina, 135 (San Lorenzo) - Roma
Tel.: 06.446.9204 - Fax: 06.446.8210
www.said.it
orario di apertura: 10.00 - 00.30 (domenica chiuso)
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22 febbraio 2010
Traveling Cook
Traveling Cook è stata un'esperienza alla quale, quando mi fu proposta dall'amico Carlos, è stato impossibile sottrarsi durante il suo soggiorno a Roma, dandogli la possibilita di esibirsi presso il ristorante di alcuni amici del mare i quali, una volta informati dell'iniziativa, acconsentirono immediatamente mettendo a disposizione delle sapienti mani e infinita saggezza di Carlos la cucina e la nota spese. Durante tutto il periodo del viaggio Carlos fungeva da svuotafrigo improvvisando ricette a casa di amici e conoscenti.
Quella sera furono sapientemente preparate, con la voglia di chi vuol trasferire cultura e tradizione non solo culinaria: empanadas de pino con salsa de pebre e ceviche di pesce.
Qui un breve filmato a testimonianza del viaggio intrapreso da Carlos, che ora se ne sta in quel di Santiago del Cile dove nella sua bodega, Tappeti, si diverte con gli amici.
Due i numeri ricorrenti in questo viaggio e cioè il 6 (le nazioni europee visitate) e il 5 (come i mesi trascorsi in giro in sella alla sua motò) che una volta messi insieme e separati da un punto diventano quel 6.5 che tante emozioni mi ha regalato, e ancora mi regala, mettendomi in contatto non solo con Carlos.
12 febbraio 2010
Gulyás (goulash ungherese)
Queste temperature minime basse rispetto alla media stagionale e la recente spruzzata di neve mi hanno spinto a preparare questa minestra, perchè di una minestra stiamo parlando.
Fondamentale è il taglio ed ovviamente la qualità della carne nonchè tutti gli altri ingredienti che vanno dosati nella maniera migliore per ottenere un soddisfacente risultato finale.
Per preparare questa minestra del mandriano (gulyás-leves) così come ricorre nei vostri ricordi e nell'immaginazione chiariamo subito che non ci va in nessun modo o maniera il sugo di pomodoro o concentrato. E' solo una delle tante varianti del piatto, una personalizzazione in corso d'opera che qualcuno ha deciso di adoperare per imitare il risultato finale nella realizzazione della portata.
Il "rosso" che è presente nel piatto deriva dalla presenza di paprika, dosata tra quella dolce e quella piccante, poichè non necessariamente il gulyás deve ustionarvi il palato.
Torniamo al discorso carne, scegliamola di qualità non soffermiamoci ad acquistare la carne in vaschetta al supermercato nè entrare in una delle tante macellerie chiedere carne, pagare e uscire con la convinzione di aver l'ingrediente giusto.
La carne, le verdure, il pesce, la pasta fresca, il vino e quanto occorre in cucina non va considerato soltato un primario bisogno per il soddisfacimento del quale bisogna comprare quel che capita. Nel tempo provate a girare nel vostro quartiere e a stabilire con il piccolo punto vendita di frutta e verdura, alimentari, macelleria, pescheria, enoteca, un rapporto di fiducia reciproca. Torniamo alle origini senza perdere tempo e dignità a girare con frenesia nelle corsie gelate di vari supermercati e centri commerciali.
Di carne stavo parlando e di fiducia, la stessa che avevo nel mio macellaio che avevo a meno di 1km da casa ma che da settembre ha deciso di non aprire più visto che in zona più di 5 centri commerciali si stanno distruggendo a colpi di offerte sotto-costo e con la crisi che imperversa la gente spende dove paga meno, inutile nasconderlo, io mi sono trovato con questo problema e non essendocene altre degne di questo nome ho ovviato per quanto riguarda la carne bovina, e da questo giro mi sono rifornito dalla macelleria agricola "Le Chiuse di Reopasto", azienda agricola reatina impegnata da più di da 40 anni nell'allevamento, di tipo semi-brado, delle vacche da carne di razza Charolaise.
Ottimo il discorso della tracciabilità del capo che nasce e viene macellato in azienda ed essendo a meno di 40km da Roma, la carne a km quasi zero è sicuramente un'idea da prendere in considerazione anche per formare GAS.
23 gennaio 2010
Enoteche trasteverine

Ieri sera siamo usciti a fare un giro a Trastevere per il compleanno di un'amica e l'appuntamento era il pretesto per recarsi in un'enoteca a bere insieme un calice di vino o almeno quella era l'intenzione. Arrivati in enoteca ci viene presentata (presentata poi ...) la carta dei vini (la carta dei vini poi ...). Iniziamo a sfogliarla per scegliere una bottiglia e si presenta con dei fogli di carta marroncina (tipo quella delle tovagliette) dove in alto c'è scritto a penna la regione e sotto le etichette disponibili nonchè il prezzo.
Val d'Aosta pagina vuota.
Piemonte pagina vuota (PIEMONTE PAGINA VUOTA!)
Emilia-Romagna 1 etichetta
Toscana 1 etichetta
Abruzzo 1 etichetta
Campania 1 etichetta
Sicilia 1 etichetta
Tutte le altre pagine riportavano i nomi delle regioni ma erano praticamente vuote (bianche non si può dire).
Se il buongiorno si vede dal mattino quella era una giusta motivazione per alzarsi e scappare senza nemmeno salutare, ma visto che fuori ci sarà stato al massimo 1° abbiamo deciso di stappare in quell'angusto loco una bottiglia.
Mentre leggo la carta dei vini mi si avvicina la "cameriera" (ma, cosa certa, manco le camere sarebbe stato in grado di gestire) e rivolgendosi a tutti esordisce cosi: "se volete da mangiare allora potete sfogliare il menu, altrimenti per i vini vi dico io cosa c'è disponibile, sulla carta non sono segnati". Amen.
Ci guardiamo abbastanza sorpresi, mi alzo e chiedo di poter vedere le etichette disponibili: "sì abbiamo nero d'avola, falanghina, montepulciano ... "
ed io: "ma le bottiglie poste lì in alto? Di che si tratta?".
La sua risposta: "non le guardi li saliamo di prezzo, almeno 30-35 euro a bottiglia".
Ma che ti ho chiesto il prezzo? Mah.
Scegliamo un MONTEPULCIARO d'Abruzzo, etichetta scarsa almeno al pari della qualità.
Stappa la bottiglia ovviamente shakerandola per bene, si avvicina al tavolo con un vassoio con 8 calici (ce ne fossero stati almeno 3 uguali avrei apprezzato).
Ovviamente vino scarso al naso, figuriamoci in bocca.
Il commento più "onesto" è stato: "Ma c'è anche un pò di vino oppure è tutta acqua?".
Paghiamo il conto e usciamo.
Ci dirigiamo verso il cuore di Trastevere, altro wine-bar, altra storia.
Sotto a chi tocca. Adocchiato il posto e letta la carta dei vini posta all'ingresso chiediamo di poter entrare.
Ci fanno gentilmente attendere in sala d'attesa visto il freddo che c'era fuori, apprezziamo il gesto e pure il gusto con il quale è arredato il posto, si intravedono le prime etichette di vino degne. Una volta accomodati ci sbattono sul tavolo la carta dei vini e quella dei cocktails.
L'onore e l'onere per la scelta della bottiglia ricade ancora una volta su di me.
Chiedo a tutti che vino gradirebbero degustare e giungiamo alla prima conclusione.
Proviamo a bere un vino che sia in grado di riscaldarci in questa gelida serata.
Quasi fosse una provocazione, con il consenso dei presenti, ordino anche qui una bottiglia di quello che è nel mio immaginario enoico il MONTEPULCIANO d'Abruzzo.
Arriva il cameriere (studentello forse) e gli chiedo se è disponibile il Montepulciano e lui risponde con una domanda: "ma il Montepulciano è rosso o bianco?".
Domanda degna di un'ulteriore fuga a gambe levate ma faceva freddo e l'etichetta meritava.
Alza gli occhi, controlla tra gli scaffali e dice: "abbiamo nero d'avola, falanghina ma quello che ha chiesto non lo vedo e quindi non c'è". E se lo dici tu.
Gli chiedo allora uno refosco dal peduncolo rosso e lui mi guarda con gli occhi sbigottiti.
L'avete scritta voi la carta dei vini o è solo il frutto della mia immaginazione e voglia di bere 1 calice?
Conveniamo per una bottiglia di Barbera e lui invece, soddisfatto, torna con una bottiglia ricordandomi che era quella che la nostra prima richiesta.
Soddisfatto apre la bottiglia, versa il vino per l'assaggio, per fortuna adiempe al servizio come si conviene.
La nostra scelta è ricaduta sul Montepulciano Marina Cvetic' - San Martino 2005.
Ma quanto sbattere per bersi un calice in questa giungla di città che ancora non offre la qualità e pensa solo alla quantità.
Chiude la serata un bicchiere di "Malvasia delle Lipari" di Hauner rigorosamente con sentori di tappo servito in un bicchiere da grappa.
Oggi resto a casa a meditare.
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